Facciamo il punto della situazione sull' idrogeno.
Norvegia, Finlandia, Islanda, Svezia sono tutte impegnate sul fronte della ricerca nel campo delle fonti di energia alternative.
L'Islanda ha messo in atto una grande manovra finanziaria per reperire i soldi necessari per potersi dichiarare entro il 2010 una nazione oil-free. Il progetto prevede una graduale conversione di tutte le attività che impiegano oggi il petrolio (autotrasporti, fabbriche, produzione energia elettrica) verso fonti alternative.
Anche negli USA si stanno muovendo i primi passi e, per lo meno pubblicamente, George W. Bush ha dato il suo appoggio alla ricerca sulle fonti di energia alternative.
Infatti, se per noi 1,40 € al litro sono molti, per gli americani già 1 dollaro al litro rappresenta una rapina.
Perciò, l'introduzione di un modello che utilizza un motore ibrido da parte della Ford ha riscosso un grande successo.
Per vedere i ricavi che è possibile ottenere dalla diversificazione degli investimenti con un occhio di riguardo alle nuove fonti di ricerca basta osservare l'andamento del titolo Norsk Hydro.
Attualmente il valore del titolo è in calo perché per tradizione il periodo settembre - ottobre in borsa non è mai felice, ma il guadagno del titolo dal 2001 è impressionante.
Se le ditte nostrane che si occupano dell'estrazione e della distribuzione del petrolio seguissero tale esempio, ne trarremmo tutti vantaggio.
Se non si fa qualcosa adesso, nell'Europa civilizzata a medio-lungo termine rischiamo di essere l'unica nazione dipendente dal petrolio e, non avendo investito prima il dovuto, saremo obbligati per un certo periodo a comprare l'idrogeno da paesi come la Norvegia e l'Islanda.
Spero che chi di dovere "apra gli occhi".
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